L’idea del vestito è nata dalla determinazione di rappresentare ciò che deve subire una donna vittima di violenze. Il vestito non è molto lungo e lascia volutamente un po’ scoperta la pancia, per rappresentare e combattere, in questo modo, lo stereotipo che si sente frequentemente: “se l’è cercata”. 

Sono state aggiunte delle impronte rosse per sensibilizzare sulle molestie sessuali di cui spesso le donne sono vittime anche in luoghi pubblici, come i mezzi di trasporto, dove può succedere che vengano “toccate involontariamente” dagli uomini. 

Inoltre, sulla bocca del manichino, è stata posta una mascherina con due rose attaccate e macchiate di rosso: è il simbolo di una maschera a gas che può permettere a tutte coloro che subiscono una violenza di tornare a respirare e di far rinascere la propria vita, come un fiore che sboccia.

Infine, è stata abbellita la gonna con alcuni fiori che rappresentano la purezza di una ragazza, la quale viene però macchiata da alcuni schizzi rossi, simbolo della violenza subita. Altro segno di tale violenza sono i petali rossi, posti a terra intorno al manichino.

Per la realizzazione dell’idea, sono stati utilizzati materiali di riciclo, come le mascherine chirurgiche, che stanno accompagnando la nostra quotidianità.

Il manichino potrebbe essere ulteriormente rifinito, con altre impronte di mani rosse, sul viso, sulle braccia e sulle gambe, in modo da attirare l’attenzione anche di quel cliente che passa distrattamente davanti la vetrina e invitarlo a non rimanere indifferente di fronte ad una tematica di estrema attualità come la violenza di genere. 

Gli studenti hanno elaborato le loro idee, anche attraverso l’ascolto di canzoni significative da cui hanno estratto alcune frasi, come le seguenti:

“Mi sembrava di restare ferma al punto di partenza, di non essere capace di bastare mai a me stessa, di non avere una certezza, di non essere all’altezza. E invece pensa nessuna conseguenza, di te so stare senza. Non sei necessario alla mia sopravvivenza” (Fiorella Mannoia, Nessuna conseguenza).

“Lo sai che una ferita si chiude e dentro non si vede….E scegli una strada diversa e ricorda che l’amore non è violenza. Ricorda di disobbedire e ricorda che è vietato morire, vietato morire. Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai e ricorda che l’amore non ti spara in faccia mai” (Ermal Meta, Vietato morire).

“Se dici di amarla che senso ha farla soffrire? Di notte prima che dorme dovresti scaldarla solo con un abbraccio forte, non con le botte” (Gionnyscandal, Vestita di lividi).

I ragazzi e le ragazze del Liceo Scientifico Vittorio Veneto (Milano)

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